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Stefano Brunetti: il folignate da 2h11 in maratona!

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Intervista esclusiva a Stefano Brunetti, il più forte fondista umbro di tutti i tempi, capace di dominare la scena nazionale dei primi anni’80 nella maratona.

Ciao Stefano, sei stato protagonista di una carriera di altissimo livello, vuoi ricordarci i tuoi personali?
I miei personali sono 2h11.22 in maratona a Tokyo 1982, 1h03.30 in mezza maratona sempre nel 1982. Mentre nei 10000 metri piani
ho 29.3614.08 nei 5000m  ed infine 8.08 nei 3000m .

Come hai iniziato la tua carriera?
Ho iniziato a correre con le campestri scolastiche nel 1974, dove fui scoperto dal professor Nazzareno Gubbini. Nel 1975, a 18 anni, ho iniziato con l’atletica vera e propria. I miei compagni di allenamento di allora erano Giorgio Floridi, Gino Gagliardi, Maurizio Principi e Pietro Magrini. Al tempo ancora non esisteva la pista a Foligno, e dunque le ripetute venivano fatte o in quella Bevagna o al Campo de Li Giochi. In termini di risultati agonistici ero già campione regionale dei 1500m e dei 3000m.

Raccontaci qualche aneddoto sul tuo inizio di carriera.
Eravamo un gruppo di ragazzi che non aveva paura di niente. Macinare tanti chilometri era già la nostra passione. Mi ricordo di

Stefano Brunetti vincitore a Monza con la maglia delle Fiamme Oro.

una domenica in cui partimmo per fare Foligno-Collepino insieme a Feliciano Benci, non finì benissimo. Infatti, confusi dalla giornata nebbiosa arrivammo alla Spella, sul Monte Subasio, una volta uscito il sole al ritorno ci rendemmo conto del percorso svolto. Da Spello a Foligno fu un incubo, 30 km a soli 18 anni, forse uno degli allenamenti più sofferti della mia vita, ma che ricordo con maggiore piacere.

Quando hai fatto il salto di qualità?
Nel 1976, a 19 corsi i 10000m in 30’45, diventando uno degli junior più promettenti in Italia.L’anno successivo entrai nel GS Fiamme Oro Padova, grazie al quale ho avuto la possibilità di intraprendere la carriera da professionista. Nel 77 quindi lasciai Foligno per trasferirmi a Padova, i primi mesi furono molto duri poi arrivò l’incontro con il mio futuro allenatore, Antonio Mangano che cambiò letteralmente la mia carriera.

Alla maratona di Tokyo 1982 (2h11.22), probabilmente l’apice della tua carriera, arrivasti a soli tre secondi dal record italiano di Gianni Poli. Quale sensazione rabbia o gioia?

Più gioia che rabbia, poca delusione. Quel tempo rappresentò un nuovo  salto di qualità, che mi proiettò verso una dimensione internazionale.

L’articolo della Gazzetta dello Sport che racconta dell’impresa giapponese di Stefano Brunetti.

Come avevi preparato la gara?
In quegli anni la scuola italiana di maratona enfatizzava molto la quantità. Con Mangano, intraprendemmo un percorso incentrato sulla qualità piuttosto che sulla quantità. L’obiettivo era quello di qualificare le sedute estensive, infatti, i miei lunghissimi venivano sempre corsi su ritmi da 3.30/km a scendere. La quantità però non era di certo trascurata, da novembre a gennaio corsi 2300km, con una media settimanale di 200km circa.

Quali sono stati secondo te i tuoi 5 allenamenti più forti di sempre?
2x10000m tra i 29’50 e i 29’40 recupero 2km a 3.30
20x400m in 64/65” r 100m
10x1000m in 2’50” r 200m in corsetta.
3x(3000-2000-1000) r600m ritmo 3.20/km , con i 3000m in 9.05, 2000m in 6’, 1000m a 2.55
Test mezza maratona 1h03.20

 

Hai avuto la fortuna di allenarti con molti campioni, quali ti hanno impressionato di più e cosa ti hanno lasciato?
Con Venanzio Ortis, ho fatto il salto di qualità dal punto di vista metodologico. Ogni mattina correvamo lungo gli argini del fiume a Padova ad un ritmo mai più lento di 3’30 /km, i primi tempi raccolsi poco ma poi grazie a quella metodologia il mio motore cambiò e quella risultò essere una strategia vincente. Andando avanti nella carriera ho stretto un ottimo rapporto con Gianni Poli, che senza nulla togliere ai campioni olimpici Bordin e Baldini, è stato per me il più grande maratoneta Italiano di tutti i tempi.

Brunetti davanti a Bordin, Poli, Pizzolato a Recanati.

Il tuo più grande rimpianto?
Nel 1982, dopo Tokyo ad un Campionato Italiano di Maratonina (30km al tempo ndr), a 2km dalla fine quando ero nettamente davanti a tutti, ho subito un gravissimo infortunio al piede sinistro che mi ha costretto al ritiro dalla gara e soprattutto mi pregiudicò la partecipazione ai Campionati Europei di Atene un mese dopo. Questo infortunio fu dovuto al fatto che 15 giorni prima corsi, per una scelta “scellerata” dell’allora federazione, un’altra 30km a Brescia in un incontro internazionale, giungendo secondo dietro a Gerard Nijboer, che poi vinse l’europeo.

Brunetti appena infortunato a Recanati (Foto di Antonio Ibba)

Come vedi cambiato l’approccio alle lunghe distanze da parte dei giovani d’oggi?
Ai miei tempi c’era molta più voglia di sacrificarsi, di fare fatica e soprattutto di raggiungere quei risultati che ti permettevano di poter emergere a livello nazionale tra tanti talenti. Il progresso degli ultimi decenni ha portato molti giovani ad intraprendere il percorso atletico ma non con la giusta determinazione per raggiungere quei risultati che permettono di eccellere.

Un ringraziamento caloroso a Stefano Brunetti che ci ha concesso questo affascinante viaggio nella sua carriera. Se volete incontrarlo dal vivo, capitate da TopRunners!

 

Stefano Brunetti sulla copertina di Correre dietro a Massimo Magnani e Giuseppe Gerbi al Campionato Italiano di Maratona 1982.

 

 

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